LA TESTIMONIANZA RESA DALL'AVVOCATO

E’ legittima la testimonianza resa dal difensore chiamato a testimoniare su circostanze apprese nell’esercizio del suo precedente mandato?

La giurisprudenza di legittimità ha più volte ribadito come, in linea di principio, non sussista alcuna incompatibilità tra l’esercizio delle funzioni di difensore e quelle di testimone nell’ambito del medesimo giudizio, purché non ci sia contestualità tra i due ruoli (Cass. civ. 08.07.2010, n. 16151).

Pertanto, deve rilevarsi la facoltà dell’avvocato che abbia reso testimonianza in un processo, in una fase in cui non svolgeva la sua attività professionale, di assumere l’incarico in un momento successivo alla testimonianza resa. Allo stesso modo, di assumere la qualità di testimone nell’ambito di un processo nel quale abbia cessato il ruolo di legale.

In considerazione di tale orientamento giurisprudenziale, si afferma la facoltà dell’avvocato che abbia cessato l’incarico di rendere la propria testimonianza.

È necessario però aggiungere, ai fini di un parere esaustivo, un’ulteriore considerazione elaborata dalla Suprema Corte di Cassazione e resa a Sezioni Unite in data 25.09.2017, con sentenza n. 22253.

La condotta serbata da tale difensore potrebbe assumere una rilevanza sotto un profilo disciplinare, qualora a seguito della cessazione del suo incarico, decida di rendere la propria testimonianza su circostanze apprese nell’esercizio del suo incarico professionale, posto che l’art. 28 del Codice Deontologico sancisce il dovere di riservatezza e di mantenere il segreto professionale nei confronti del proprio cliente.

A questo punto, comprese le argomentazioni di cui sopra, ci si chiede se il difensore chiamato dalla parte a rendere la propria testimonianza in favore del cliente assistito nel precedentemente incarico, possa assumere la qualità di testimone su circostanze apprese nelle more dell’incarico stesso senza commettere alcuna violazione deontologica.

La risposta andrebbe ricercata nella ratio dell’articolo in commento e comprendendo che la stessa sia posta a tutelare gli interessi della parte assistita – in relazione al rapporto difensore e cliente-, si ritiene che la condotta tenuta da tale difensore sia legittima e non contraria ad alcuna disposizione normativa.

 Avv. Silvia Mazzoleni