I contratti di rete: un nuovo strumento contro la concorrenza

I CONTRATTI DI RETE: UN NUOVO STRUMENTO CONTRO LA CONCORRENZA

La legge sul lavoro autonomo e, soprattutto, il testo legislativo sulla concorrenza (124/2017) prevedono la possibilità per tutti gli imprenditori di unirsi tra loro, con minori formalità rispetto alla precedente normativa, e di creare associazioni con altri professionisti.

L’ obiettivo della riforma legislativa è quello di tutelare i piccoli imprenditori: la creazione di un soggetto di diritto privato come l’associazione permette di ridurre i costi annessi alla gestione dell’impresa e di incrementare la propria professionalità e competitività.

Infatti, l’unione tra professionisti consente di abbattere i costi annessi alle attività commerciali, con un conseguente risparmio in capo ai consociati.

Non solo, ma la creazione di un gruppo stabile consente ai consociati di scambiare i propri know-how e di lavorare insieme per offrire al mercato prodotti migliori.

La riduzione dei costi di gestione e l’incremento della professionalità consentono di avere una presenza più rilevante nel mercato, poiché l’associazione può offrire prodotti di qualità a prezzi minori.

Tutto ciò è utile anche per partecipare ed aggiudicarsi gare di appalto indette dalle pubbliche amministrazioni, le quali ricoprono una parte importante del PIL italiano.

L’atto con cui le imprese possono unirsi per formare questa associazione prende il nome di “contratto di rete”.

Ai sensi del D.L. n. 5 del 10 febbraio 2009, convertito nella Legge n. 33 del 9 aprile 2009, l’accordo con la quale viene costituita l’associazione deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata.

L’atto costitutivo deve contenere: la denominazione sociale delle imprese aderenti alla rete, le attività comuni poste alla base dell’associazione, l’individuazione di un programma di rete, in cui si definiscono i diritti e gli obblighi di ciascuna impresa partecipante.

La legislazione in materia non prevede né un numero minimo né un numero massimo di imprenditori per la creazione di un associazione.

Inoltre, il contratto di rete deve contenere la definizione di un programma da realizzarsi tramite risorse che gli aderenti conferiscono in un fondo comune, amministrato da un organo all’uopo preposto.

All’interno dell’accordo devono essere contenuti anche i diritti ed i doveri che gravano in capo ai consociati, quali clausole di recesso, diritti di godimento dei vantaggi dell’associazione e le modalità con cui si intende raggiungere l’obiettivo prefissato.

Al fine di facilitare la creazione di questi nuovi soggetti di diritto privato, il 25 agosto 2014 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il modello standard di costituzione della rete di imprese.

Anche fiscalmente ci sono riscontri positivi: infatti la legge 122/2010 prevede la sospensione di imposta sugli utili di esercizio accantonati e destinati al fondo per la realizzazione degli investimenti del programma comune.

Tuttavia ci sono tre limiti:

  1. il programma di rete va asseverato da organi rappresentativi dell’associazionismo imprenditoriale o dagli enti pubblici individuati dal Ministero dell’Economia;
  2. la riserva non può essere utilizzata per coprire le perdite;
  3. la quota degli utili non soggetti a tassazione non può superare un milione di euro.

Infine, il contratto di associazione di imprese può anche prevedere la possibilità d’ingresso di nuovi consociati, senza che la legge imponga limiti, tranne l’obbligo di rendere pubblica la modifica della compagine tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata da annotare nel registro delle imprese.

La creazione di questi nuovi soggetti di diritto privato può rendere il lavoro dei piccoli imprenditori più competitivo sul mercato, in quanto riducendo i costi, si può offrire gli stessi beni e/o servizi a prezzi più competitivi.